giovedì 22 settembre 2011

Un'ora

Io sono una faticosa. Nel senso che si fatica a starmi dietro, da un po', troppo spesso.
Ho un umore ballerino che va con la luna, con le stelle e col moto perpetuo di tutti i pianeti che girano e rigirano intorno al sole. Il mio umore è in continuo divenire e mai si ferma, non ha pace.
Tutto questo rende difficile agli altri capire e capirmi. Provano,a volte sbagliano, a volte rinunciano ma io sono già oltre...
Quando rincorro giornate di questo tipo succede che esco, sento forte il bisogno di uscire dal guscio, ma con attenzione pronta a richiuderlo al bisogno.
Esco, chiedo chi viene con me, arrivano tutti.



Senza cambiarsi le scarpe, così come siamo, prima sull'asfalto poi, dopo il cancello che cigola ma ha un colore arancione scortecciato che mi piace, fa tanto autunno, lungo la vigna, l'uva non c'è più che il contadino matto vendemmia d'agosto...
Sento il guscio che si allarga, lentamente, ricomincio a respirare, ho bisogno della luce, io, per stare meglio, per stare bene. Cammino e ad ogni passo sospiri profondi e silenziosi, faccio foto, cerco fiori secchi, c'è un sacco di finocchio, verrò a raccoglierlo... l'erba e le foglie scricchiolano sotto i piedi, i giochi di altri bambini sono abbandonati e sporchi di fango, intorno gli attrezzi del contadino che cura gli ulivi, il vecchio trattore, damigiane in attesa.


Mi riscalda la luce giallognola del tardo pomeriggio, cerco qualcosa che non so, persa in un vortice di pensieri  danzanti che si rincorrono senza acchiapparsi mai, cerco forse me.
Entriamo nel bosco, è come oltrepassare un confine mentale, la piccola massicciata di sassi spigolosi lo spartiacque. Fino alla radura, mi ricordo quando ci siamo venuti a cavallo, mi ricordo di noi come eravamo e di come non eravamo.
Penso al tempo che passa, a come certe cose cambiano, a come tante altre rimangono statiche. 


Mi guardo i piedi. Fili d'erba secca sono entrati nelle scarpe poco adatte, danno un po' fastidio. E queste scarpe sono vecchie, sarebbe l'ora di buttarle ma non ci riesco, sono le mie scarpe, io sono un po' queste scarpe. Sento il contatto con la terra, finalmente posso respirare.
Ci meravigliamo davanti a un fiore viola. Ecco, là ne vedo un altro.
Scendiamo dal bosco, fino a ritrovare il sentiero, verdi e marroni delle piante, azzurro e bianco del cielo. 



Sembra di avvertire la presenza delle fate, questo per loro è il bosco ideale, forse ci stanno osservando curiose...
Ecco una rete, la prima, poi la seconda...
Ecco il cancello.
E io, in questa ora di cammino, non sono diventata una fata...

4 commenti:

  1. bello!mi sembrava di essere con te a passeggiare,brava fai bene in questi momenti prendere ed uscire....in posti cosi' rilassanti poi!un abbraccio ERIKA.
    p.s. belle anche le foto le damigiane mi piacciono tanto e mi piace tanto decorarle.

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  2. Ti comprendo benissimo....anch'io seguo la luna e tutti i pianeti....e seguo le stelle cadenti....poi però mi rialzo piano piano e la natura mi aiuta, mi da energia e voglia di vivere....anche quando sembra che non ce ne sia più....e i bimbi fanno il resto....amplificano tutto il bello, e ce lo mettono sotto il naso.....sempre

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  3. @Erika- E' vero, è una passeggiata rilassante, che mi rasserena!Anche a me piacciono le damigiane!

    @Annalisa- La natura e i bambini. Sono le mie ancore quando mi sembra di affondare... e anche il craft, a volte è terapeutico!

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  4. Non conoscevo il tuo blog,ma ora che l'ho scoperto,lo seguo volentieri!Se ti va di dare un'occhiata al mio piccolo mondo,sei la benvenuta!Attualmente ho un carinissimo giveaway aperto anche per te!Lo trovi qui!

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